Una mattinata bigia

scritto da Paulus
Scritto 13 ore fa • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Testo: Una mattinata bigia
di Paulus

Ti scrivo questa lettera perché il postino bussa sempre tre volte; la mamma schiude la porta e posa il pacco o la lettera sullo stipo all'ingresso. Si appartano; un parlottio indistinto si spande per l'appartamento come la luce sul poggiolo che guarda a mezzogiorno. Qualche volta fanno ingresso nella stanza da letto sbarrando il portoncino. Prima di allontanarsi mi fa un puffetto che mi dà fastidio, mettendomi tra le mani furtivamente qualche euro. Talora scampanella, sale trafelato, ma non recapita nulla, né un pacco né una lettera. La mamma vorrebbe metterlo alla porta, ma lui alza la voce o frigna, per cui lei cede e sblocca il chiavistello. Ieri l'altro si è fatto vivo per l'ultima volta; i due si sono ritirati nel salottino. Il mormorio, come di chi rimbecca, richiama la mia attenzione: mi faccio vicino alla porta a soffietto per orecchiare cosa si dicono e quale è la ragione del diverbio. «...non posso pagare la tratta... e tu non puoi fare niente... allora sei inutile. Che bischera... eppure ti credetti!» dice inveendo. Alterato risponde: «Non posso fare nulla e soprattutto non sono in grado di fare miracoli. Sono l'ultima ruota del carro dell'organigramma aziendale. Non posso fare nulla per te, anche desiderandolo vivamente». Se ne esce quasi di soppiatto; il movimento dei passi, mentre scende le scale, è felpato come quello di chi vuol mimetizzarsi, forse per vergogna o per abulica codardia. La mamma è stesa sul letto boccheggia poi il rantolo poi la quiete nella semioscurità della mattinata bigia.
Una mattinata bigia testo di Paulus
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